Siamo due studenti fuorisede. Siamo partiti da casa per studiare, come fanno ogni anno tante ragazze e tanti ragazzi, e ci siamo ritrovati nella stessa situazione di tutti: una città nuova, una stanza trovata in fretta, e dall’altra parte del muro persone che non avevamo scelto.
Nei primi anni è andata male più di una volta. Orari opposti, idee diverse su ordine, ospiti e silenzio, discussioni che si potevano evitare con due domande fatte prima. Non era colpa di nessuno: semplicemente nessuno ci aveva chiesto niente.
Poi ci sono state le altre case. Quelle con i coinquilini che ti aspettano per cena quando torni tardi dalla biblioteca, che ti ripetono gli appunti la sera prima dell’esame, che ti tengono a galla nei mesi in cui la sessione sembra non finire. Molti di loro oggi sono i nostri amici più stretti.
La differenza, tra quelle case, non l’ha mai fatta l’appartamento. L’hanno fatta le persone.

