Quanti sono gli studenti che studiano lontano da casa
Più di metà degli iscritti all’università studia in una provincia diversa da quella in cui si è diplomato. A Bologna quasi otto su dieci. I numeri del Ministero, anno per anno.
Ogni settembre succede la stessa cosa in mezza Italia: una valigia, un treno, una città nuova. Quanti sono, davvero, gli studenti che lasciano casa per studiare? Il Ministero dell’Università pubblica un dato che permette di rispondere con una buona approssimazione: per ogni iscritto, la provincia della scuola superiore in cui si è diplomato e la provincia in cui segue il corso.
Più di uno studente su due
Nell’anno accademico 2024/25 gli iscritti alle università italiane conteggiati in questo archivio sono 1.704.411. Di questi, 901.129 studiano in una provincia diversa da quella in cui hanno preso il diploma: il 52,9%. Altri 93.954 si sono diplomati all’estero.
Non tutti sono fuorisede nel senso in cui lo intendiamo noi. Chi si è diplomato a Monza e frequenta a Milano, per esempio, può tornare a casa ogni sera. Ma l’ordine di grandezza è chiaro: studiare lontano da dove si è cresciuti non è l’eccezione, è la normalità.
Quindici anni di numeri
Nel 2010/11 la quota era il 50,3%. È salita ogni anno fino al 54,2% del 2021/22, poi è scesa di poco, restando sopra il 52%. Nello stesso periodo gli iscritti con un diploma straniero sono quasi raddoppiati, da 49.057 a 93.954.
C’è un dettaglio che conta: fra il 2010/11 e il 2016/17 il numero totale di iscritti è sceso da oltre 1,85 milioni a circa 1,6 milioni, eppure la quota di chi studia lontano da casa è cresciuta ogni anno. Anche quando gli studenti diminuivano, chi si spostava diventava una fetta più grande.
Milano, Bologna, Roma
Le tre città in cui Uniflat apre per prime raccontano tre storie diverse.
- Bologna: nel 2024/25 i corsi con sede in provincia contano 65.386 iscritti, e 51.151 vengono da un’altra provincia o dall’estero. Il 78%. Nel 2010/11 erano il 75%
- Milano: 191.656 iscritti, di cui 137.074 da fuori provincia o dall’estero. Il 72%, contro il 66% del 2010/11
- Roma: 209.402 iscritti, 101.840 da fuori. Il 49%. Roma è l’unica delle tre dove la quota è scesa rispetto al 2010/11 (55%), anche se dal 2020/21 è tornata a crescere
Tradotto: a Bologna, se incontri uno studente per strada, quasi sicuramente viene da un’altra città. A Milano quasi tre su quattro. E ognuno di loro, a un certo punto, ha dovuto trovare una casa e delle persone con cui dividerla.
E i posti letto?
Il Ministero ha fissato con il PNRR l’obiettivo di 60.000 nuovi posti letto per studenti universitari fuorisede entro il 30 giugno 2026. È un numero importante. Messo accanto ai novecentomila che studiano fuori dalla propria provincia, però, dice anche un’altra cosa: la grande maggioranza degli studenti fuorisede continuerà a vivere in appartamenti condivisi, con coinquilini che spesso non ha scelto.
Come leggere questi numeri
Tre avvertenze, per onestà. Il dato del Ministero esclude le università telematiche e le combinazioni con meno di cinque iscritti. La provincia è quella della sede del corso, non del comune. E «provincia diversa dal diploma» non coincide perfettamente con «vive lontano da casa»: è la misura ufficiale più vicina che esista.
Resta il punto: in Italia circa novecentomila studenti vivono il loro percorso universitario lontano dalla provincia in cui sono cresciuti, spesso in una città dove all’inizio non conoscono quasi nessuno. È per loro che esiste Uniflat.
Fonti
- Iscritti «In Sede/Fuori Sede», 2010/11 - 2024/25 (file 14c)Ministero dell’Università e della Ricerca, Ufficio di Statistica, consultata il 29 settembre 2026
- Housing universitarioMinistero dell’Università e della Ricerca, consultata il 29 settembre 2026
